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politica interna
12 aprile 2008
Diario elettorale di un orfano / - 1
Qui partiva il conto alla rovescia.
Qui vaneggiavo di un altro mondo possibile e di come evitare di prendere in testa contenitori di cibi precotti.
Qui tracciavo un primo bilancio, provvisorio e non ufficiale, della svolta moderata.
Qui stavo assimilando il programma. AAA endorfine cercansi.
Qui provavo a immedesimarmi negli elettori dello schieramento a noi avverso.
Qui, di ritaglio in ritaglio, iniziavo l’elaborazione del lutto.
Qui, di ritorno da un bagno di folla, contavo lividi.
Qui facevo l’inventario degli insulti. I primi.
Qui, complice il malefico podio della circoscrizione in cui ho la sventura di votare, ingoiavo le liste ancora calde come il Saturno di Goya.
Qui ricordavo i tempi tristi in cui era tutto grasso che colava.
Qui raccontavo il mio personale concetto di “mani pulite”.
Qui accarezzavo l’idea di una fuga onorevole. Un’ipotesi di scuola.
Qui riflettevo su quanto può essere inquietante un manifesto.
Qui mi stupivo divertito dello strano fair play del principale candidato dello schieramento a noi avverso.
Qui ritoccavo il concetto di fede e ragione.
Qui mi domandavo dove fossero davvero i fascisti che contano.
Qui raccontavo il punto di vista di mio padre.
Qui cercavo un po’ di zucchero per le solite pilloline.
Qui pensavo ai soliti noiosissimi guerrafondai.
Qui parlavo di garantismo a geometria variabile.
Qui aggiornavo la mia personale teoria sulla nuova stagione di “Loft”.
Qui le sparavo grosse. Segno che la crisi aveva raggiunto livelli di guardia.
Qui giocavo con photoshop.
Qui ricordavo una delle peggiori vergogne della Repubblica.
Qui mi esprimevo in sintesi sulla cordata fuffa.
Qui domandavo lumi su una campagna elettorale più finta d’una via crucis.
Qui mi dilettavo in pensieri mai così alti su una Pasqua mai così bassa.
Qui provavo a placare gli animi.
Qui raccontavo il triste tramonto di Silvio Balboa.
Qui il mio pensiero definitivo sulla questione.
Qui mi scoprivo indeciso.
Qui analizzavo la questione del voto disgiunto, almeno qui al Nord.
Qui facevo il test.
Qui parlavo di lavoro e classe operaia.
Qui parlavo di politica al solo scopo di bearmi del nuovo disco dei REM.
Qui spiegavo le ragioni del mio voto a Benjamin Linus.
Qui dedicavo un post ai soliti stronzi.
Qui raccontavo lo strano punto di vista di Taisho.
Qui spiegavo come imparare a non preoccuparsi e ad amare la bomba.
Qui smaltivo l’acido lattico.
Qui raccontavo di una passeggiata in solitaria dal tragico spessor.
Qui commentavo l’incommentabile senza sprecare troppe parole.
Qui testavo l’autoipnosi.
Qui il mio riso amaro.
Qui il mio augurio per la O.C. Generation.
Qui la mia seduta finale.
Qui, stento per primo a crederci, la mia dichiarazione di voto.

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